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Crosia si fa risalire ai superstiti sibariti in rotta dopo la sconfitta subita nel sec. Vl a.C. ad opera dei crotoniati nei pressi del Trionto. Notizie certe, comunque, si hanno dal tardo Medioevo. II nome, fatto provenire dal Rohifs, e prima di lui da Lenormant, dal greco «chrusea» (= luogo d'oro), e messo in relazione alle miniere d'oro e d'argento della zona, le piu' famose delle quali sono rimaste in funzione a Longobucco fino al sec. XVIII. Marafioti nel 1601 lo chiama Crisia.  leggi tutto...

4 novembre...

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Autorità civili e religiose hanno ricordato, quest'oggi, nel centro storico di Crosia, il sacrificio dei nostri compaesani caduti sui “campi della gloria” durante il primo conflitto mondiale. Ce ne sono altri nove, caduti per la Patria durante il secondo conflitto mondiale che, non avendo un piccolo marmo a loro dedicato, tutti abbiamo da lunghissimo tempo dimenticati. Io ne ho scritto lo scorso 25 aprile: la speranza di vedere un marmo dedicato anche a quei figli della nostra terra è l'ultima a morire. Penso che l'attuale nostro primo cittadino, l'avv. Antonio Russo, provvederà, prima o poi, a colmare questa vergognosa dimenticanza del nostro popolo e della sua classe politica di ogni epoca. Ripubblico, qui di seguito, quanto già pubblicato su questa stessa pagina, lo scorso 25 aprile che, inaspettatamente, suscitò qualche malessere in qualcuno forse un po' troppo ideologicizzato. Ripubblico anche le foto di due di quei nove eroi (Domenico Vituzzi e Salvatore Spina unitamente ad una cartolina spedita dal fronte dal primo dei due). “Gli eroi di Crosia  Eroi non sono sempre o soltanto quelli che, dai vivi, vengono celebrati come tali. Ben nove giovani di Crosia, dopo la conclusione del secondo conflitto mondiale, non sono più ritornati a baciare il suolo che li aveva visti nascere e crescere. Giovani appena maggiorenni che, indossando una divisa, hanno bagnato col loro sangue contadino, il suolo di quella Patria che erano stati chiamati a difendere e, perchè no, a salvare. Tranne che per il caduto Giuseppe Salatino, peraltro originario di Caloveto, insignito di medaglia d’argento al valor militare, nessuno ha mai conosciuto lo sviluppo e la conclusione della tragedia personale di quei giovani. Per anni e anni, dopo la conclusione del conflitto, genitori e parenti tutti hanno sperato che, guardando verso il Girone, vedessero finalmente comparire i volti dei loro amati. Attesa consumata sempre vanamente. I loro cari non hanno mai più varcato la soglia del nido che li aveva visti sbocciare alla vita. Padri, mamme, nonne e, in qualche caso, anche figli, per un tempo infinito, si sono uniti in un unico, immane, dolore, che era il dolore di ognuno di loro.

Si incontravano ora nella casa di uno, ora in quella dell’altro scambiandosi ossessivamente le medesime domande: avete notizie? Pensate che torneranno? Iddio li avrà protetti? E le speranze: non disperiamo, magari sono prigionieri da qualche parte e sono impediti di scrivere; oppure: sono in un qualche ospedale, od anche: hanno forse perso la memoria, ma vedrete che, prima o poi, ritorneranno. Quei volti non sono più comparsi al di qua del curvone del Girone.  Ma come si é consumata veramente la vicenda umana di quei nostri nove lontani compaesani? Nessuno è in grado di dare un qualche risposta a questo angoscioso interrogativo. Il secondo conflitto mondiale, diversamente dal primo, ha visto soccombere l’Italia di fronte ad avversari più forti e più uniti e la storia ha definitivamente decretato che quella fu una scelta sbagliata, una scelta che ha votato al massacro diverse centinaia di migliaia di giovani vite, che ha devastato e messo in ginocchio l’Italia e vasti territori dell’Europa e del mondo. Ma che colpa avevano i nostri nove giovani e tutta quella moltitudine di altri giovani per le scelte scellerate di pochi? Essi hanno lasciato le loro vite sui campi di battaglia, nell’assolvimento di un dovere che erano stati chiamati a compiere. Chi versa il proprio sangue per la Patria, qualunque siano le motivazioni e gli esisti di una guerra, è in ogni caso un eroe. A testa alta, essi sono entrati nel Paradiso dei giusti, perché con onore hanno offerto il proprio petto a difesa del suolo natìo. Crosia doveva e deve essere orgogliosa per questi suoi nove eroi che, al pari dei 20 caduti nel primo conflitto mondiale, hanno concorso, ognuno nel suo piccolo, a creare l’Italia di oggi. E fa specie constatare che, al di là della piccola lapide che ricorda il sacrificio del caporal maggiore Giuseppe Salatino, non sia mai stata apposta, in un qualche angolo del paese, una targa, un piccolo segno che ricordi il sacrificio di quegli altri otto giovani, anch’essi caduti sui ”campi della gloria”. “

Caduti 2^ guerra mondiale  Salatino Gennaro di Leonardo e di Greco Maria, nato a Crosia il 12.1.1915.  Salatino Giuseppe di Francesco e di Caliò Antonia, nato a Caloveto il 23.8.1912. Caporal maggiore, decorato con medaglia d’argento al valor militare, morto il 8.3.1941, sul fronte greco.  Vituzzi Domenico di Francesco e di Alessandro Antonia, nato a Crosia il 25.10.1916.  Spina Salvatore di Natale e di Pace Vincenzina, nato a Crosia il 16.12.1923  Pace Giovanni di Natale e di Grillo Filomena, nato a Crosia il 1.3.1917.  Otranto Luigi di Giovanni e di Muraca Caterina, nato a Crosia il 23.6.1918.  Cetera Gennaro di Michele e di Sapia Consiglia, nato a Crosia il ....  Comite Pietro Michele Tiberio di Antonio e di Grillo Edelgisa, nato a Crosia il 7.11.1920.  Voltarelli Serafino di Leonardo e di Madeo Cristina. nato a Crosia il 30.11.1921.

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